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La coltivazione dei peperoncini nel Golfo Paradiso,a due passi dal mare

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lunedì, 08 maggio 2006

 Messa a dimora dei capsicum e mantenimento della purezza delle varietà.
  
Le piantine che sono state seminate a gennaio, trapiantate in vaso intermedio a febbraio÷marzo, sono ora pronte per la messa a dimora definitiva, in vaso o in campo.
Optare per la messa a dimora in vaso presenta notevoli vantaggi; possibilità di spostare il vaso, migliore controllo e gestione di eventuali malattie, possibilità di mettere a riparo la pianta durante la stagione di crescita e nell’inverno successivo.
Io, anche per ragioni logistiche, ho scelto la messa a dimora in vaso. Quale vaso scegliere? E’ consigliabile un vaso di plastica perché trattiene di più l’umidità rispetto a quelli in terracotta ed in caso di spostamento è molto più leggero.
L’umidità delle radici è un importante fattore nel corso della vita della pianta. Questo non significa che la pianta debba galleggiare nell’acqua,ma neanche soffrire la sete!
I ristagni d’acqua determinano malattie fungine alle piante,quindi l’apporto deve essere costante senza esagerare. Nella fase di trapianto a dimora in vaso, è buon uso inserire nel fondo dello stesso, uno strato di argilla espansa:questa farà da “isolante” fra le estremità delle radici e l’eventuale apporto di acqua. La quantità corretta di argilla è in funzione del sottovaso che si sceglie…3÷4 cm di argilla sono sufficienti e con un’altezza del sottovaso inferiore si impedirà alle radici sviluppate fino al fondo del vaso di “navigare nell’acqua”…
A questo punto si può riempire il vaso con il terriccio…anche lo stesso tipo impiegato in fase di semina e/o trapianto intermedio. Con un comune annaffiatoio dotato di filtro bagnare la terra che riceverà la pianta,alloggiare la stessa e ricoprire con terriccio. Coprire bene con il terriccio il colletto del fusto ed eventuali tracce di nuove radici che si stanno sviluppando. Inumidire nuovamente la terra e lasciare la pianta a riposo per 2÷3 giorni,alla luce ma non al sole diretto. Il trapianto traumatizza la pianta, per cui una buona esposizione alla luce,ma non al caldo sole del primo pomeriggio la aiuterà ad adattarsi alla definitiva sistemazione. In questa fase è necessario controllare la vera necessità di acqua della pianta: se il terriccio in superficie è asciutto,non significa che lo siano anche le radici! La pianta manifesta la necessità d’acqua con l’afflosciamento delle foglie:non aspettate di vedere tutte le foglie abbassate per bagnarla! Dopo alcuni giorni dal trapianto e le necessarie annaffiature, anche il livello del terriccio si sarà assestato…se è sceso di alcuni centimetri,aggiungete del terriccio e per molteplici ragioni cospargete la superficie con della corteccia (ad esempio pino marittimo)…La corteccia servirà ad un ulteriore mantenimento di umidità, farà da barriera per la crescita di infestanti ed inoltre esteticamente sarà più gradevole ed ordinato alla vista.
 
Perché mantenere la purezza della varietà?
 
Se volete coltivare per svariati anni una varietà che tendenzialmente ha un ciclo annuale e difficilmente la si può identificare come pianta pluriennale, è necessario adoperarsi per il mantenimento della sua purezza genetica.
Ciò significa “riprodurre naturalmente la stessa”, per far si che i semi dei frutti raccolti abbiano lo stesso bagaglio genetico della pianta madre.
Non è una procedura difficile; ci vuole un po’ di delicatezza e pazienza.
Il fiore del peperoncino ha fra le sue caratteristiche anche quella di essere ermafrodita, per cui non necessita di insetti volanti o vento per essere fecondato!
Gli animali sono quelli che più si prestano ad “incrociare” una varietà,per cui dobbiamo impedirgli di farlo!
In funzione delle necessità si può quindi “isolare” la pianta intera, un ramo o anche un solo fiore.
Io impiego del comune tessuto TNT che permette la traspirazione ed è permeabile.
Prendendo in esame l’isolazione di un ramo,è necessario sceglierne uno con più fiori maturi, ma non dischiusi! Eventuali fiori già aperti o frutti gia in crescita vanno eliminati.
Avvolgere un sacchetto di tessuto attorno al ramo scelto: fissarlo allo stesso con dei nastrini, ponendo attenzione che non ci siano aperture per gli insetti volanti. Nella settimana successiva aprire il sacchetto e controllare se qualche fiore è fecondato…togliere il sacchetto o rimetterlo, in funzione dello stato… Se uno o più fiori sono fecondati,identificarli con del nastrino (servirà in fase di raccolta per distinguerli dagli altri non sotto controllo) e liberare la pianta dal sacchetto.
A questo punto sarà necessario attendere la maturazione del frutto per avere dei semi con lo stesso bagaglio genetico della pianta madre…Per ulteriore chiarezza, i colori dei frutti maturi in funzione della varietà, sono esclusivamente i seguenti:rosso,arancione,giallo e marrone…tutti gli altri colori evidenziano uno stato immaturo del frutto!
Non sempre questa operazione và a buon fine:a volte il fiore si secca,in quanto soffre la temperatura più alta, dovuta alla costrizione artificiale…
E’ consigliabile eseguire questa procedura possibilmente in primavera ed inizio estate…le temperature di agosto non aiutano ad ottenere il risultato voluto. Inoltre nei mesi estivi prossimi all'autunno le ore di luce diminuiscono ed il frutto avrà necessità di più tempo per maturare.
 
Il prossimo mese parlerò dell’apporto di sostanze nutrienti per le piante e della raccolta dei frutti.
 
Alcune foto riassumono quanto descritto.
some repotted peppers
7 pubescens and Aji Norteno
pine cortex on o
bee flying on pequins
jalapeno with whole bag on
bag on goat
bag on PI370004
bag on jalapeno
jalapeno ole self pollinated pod

postato da: migliaro alle ore maggio 08, 2006 22:34 | link | commenti
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